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OTO MAYUMI: rock giapponese da Roma

All’inizio del 2024 OTO MAYUMI ha parlato con J-POP streaming di Good and Bad Shades, del suo amore per il J-rock anni ’90 e del produttore che l’ha aiutata a trovare il suono giusto.

OTO MAYUMI: rock giapponese da Roma

Il primo album di OTO MAYUMI, 灰、良い影 (Hai, Iie; Good and Bad Shades), porta con sé una memoria del rock giapponese che lei non ha mai cercato di nascondere. YUKI, JUDY AND MARY, 椎名林檎 (Ringo Sheena) e 東京事変 (Tokyo Incidents) sono emersi con naturalezza quando la cantautrice italo-giapponese di base a Roma ha parlato con J-POP streaming all’inizio del 2024. Spiegavano qualcosa che nell’album si sentiva già: melodie luminose, chitarre rock e svolte drammatiche erano state costruite tenendo nella stanza gli anni Novanta e i primi Duemila.

Mayumi ha risposto in italiano, con l’amica Lavinia a fare da interprete. La conversazione si è spostata dall’album appena pubblicato alle persone che l’avevano aiutata a realizzarlo, fino a un’identità musicale formatasi a una certa distanza dall’industria giapponese. La geografia era insolita. I punti di riferimento, invece, erano chiarissimi.

Il disco comincia dove finiscono le cover

Mayumi ha iniziato a sviluppare la propria carriera solista intorno al 2021 e al 2022, dopo collaborazioni con artisti indipendenti tra cui il gruppo italiano Tafka. Prima che il suo catalogo prendesse forma, cantava già brani giapponesi su YouTube. Quelle cover sono rimaste esclusive del canale. Il suo album d’esordio è stato riservato a materiale originale.

Pubblicato il 1° dicembre 2023, Good and Bad Shades riunisce dieci brani scritti da Mayumi. J-POP streaming aveva incontrato per la prima volta la sua musica nel maggio precedente e aveva inserito una delle sue canzoni nella propria playlist. A colpire era la rifinitura. Non c’erano batterie ovattate, chitarre fragili o voci distaccate capaci di far sembrare una promettente registrazione indipendente una prova generale prima del lavoro vero. I brani suonavano già pienamente a casa nel loro mondo.

Mayumi attribuiva gran parte del merito a codadilupo dei Tafka, il suo principale produttore e chitarrista. Il loro rapporto era personale oltre che musicale: lui era un amico e lei era stata testimone al suo matrimonio. Anche un batterista ha contribuito al progetto, ma il nucleo di lavoro è rimasto compatto.

La competenza tecnica, da sola, non era il criterio di Mayumi. Attraverso Lavinia spiegava che molti produttori sono in grado di consegnare un lavoro ben rifinito. Molto più raro era trovare qualcuno ricettivo alle sue numerose richieste, compatibile con le sue idee e capace di preservarle durante la produzione. Good and Bad Shades suona coerente perché quel confronto è avvenuto dentro la musica, non dopo.

Un passato che suona ancora vivo

Mayumi ha indicato Vocaloid e anisong come primi punti di riferimento, poi ha nominato gli artisti che hanno dato carattere alla sua idea di J-rock: YUKI e JUDY AND MARY, seguiti da Ringo Sheena e Tokyo Incidents. È arrivata ai JUDY AND MARY attraverso るろうに剣心 (Rurouni Kenshin), un collegamento con l’anime che le ha aperto la strada verso una band la cui carriera discografica era già terminata prima che Mayumi iniziasse a pubblicare brani originali.

Quando le è stato chiesto degli artisti giapponesi più recenti, ha ammesso di fare fatica ad appassionarsene con la stessa intensità. Preferiva uno stile più vecchio. Una risposta fuori moda nel senso migliore: specifica, sincera e subito utile per chiunque cerchi di capire l’album.

Quel gusto dà a Good and Bad Shades una genealogia senza imprigionarlo in un esercizio d’epoca. Mayumi attinge agli anni in cui pop e rock giapponesi potevano mettere una chitarra tagliente accanto a una melodia enorme senza doversi scusare per nessuna delle due. L’altro suo riferimento occidentale era Måneskin, successo molto più recente del rock italiano. I due riferimenti resistono a qualsiasi comoda etichetta di «fusione italo-giapponese». Uno riguarda la discendenza; l’altro dimostra che il rock teatrale può ancora viaggiare.

L’album le ha inoltre dato spazio per utilizzare parti della sua voce che un brano pop-rock più lineare avrebbe potuto lasciare inesplorate. Durante l’intervista, Mayumi ha scelto ぜんぶ (Zenbu) come la canzone di cui andava più fiera. La preferita di J-POP streaming era ラベンダー (Lavender), il cui sorprendente incipit attingeva alla sua formazione vocale classica. Lo scambio mostrava una tensione utile nel suo lavoro: poteva cercare l’impatto immediato del J-rock mantenendo tecniche e istinti raccolti altrove.

Dove arrivano gli ascoltatori — e cosa si perdono

La risposta a Good and Bad Shades aveva già insegnato a Mayumi qualcosa di meno romantico sul pubblicare un album nell’era dello streaming. La traccia di apertura riceveva le reazioni più chiare. I brani collocati più avanti nella scaletta erano più difficili da valutare perché sembrava che meno ascoltatori riuscissero ad arrivarci. Le recensioni che prendevano in considerazione l’intero disco la rassicuravano sul fatto che l’album funzionasse come un insieme, ma la distanza restava.

L’osservazione conta per un’artista che aveva creato dieci canzoni da ascoltare insieme. Lo streaming può portare una pubblicazione indipendente oltre i confini con una velocità straordinaria; può anche ridurre un album al suo primo incontro riuscito.

Mayumi era incoraggiata dalle reazioni provenienti dal Sud America e da Taiwan, oltre che da Germania e Polonia. Il Giappone restituiva un segnale diverso. Poteva vedere salvataggi e attività intorno alle canzoni, ma riceveva meno interazioni dirette rispetto ad altri territori. Presentava questa come la sua lettura delle reazioni disponibili, non come un giudizio sul pubblico giapponese. Gli ascoltatori c’erano. Era semplicemente più difficile sentirli.

Al momento dell’intervista, Mayumi sperava di portare l’album dal vivo in Giappone e aveva già iniziato a scegliere i brani per una nuova pubblicazione. Rimaneva aperto soltanto il formato: EP o secondo album.

La risposta è arrivata per tappe. L’EP acustico di sei brani NæKid è uscito il 15 ottobre 2024.

Il suo secondo album, ON Collection, è uscito l’8 gennaio 2026.

Guarda l’intervista completa su YouTube

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