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Kayōkyoku: prima che esistesse il nome J-POP

Prima che J-POP diventasse un nome comune, il kayōkyoku riuniva le canzoni popolari giapponesi tra ballate, idol e influenze in evoluzione.

Kayōkyoku: prima che esistesse il nome J-POP

Prima che il termine J-POP emergesse alla fine degli anni Ottanta, la musica popolare giapponese era da tempo associata a un altro nome: 歌謡曲 (kayōkyoku).

La parola comprendeva una varietà musicale straordinaria. Ballate romantiche, spettacoli teatrali, canzoni di idol, Enka e Pop influenzato dall'Occidente potevano rientrare tutti nella stessa definizione. A unirli era la loro presenza nella cultura musicale di massa del Giappone, diffusa attraverso dischi, radio e televisione.

Il kayōkyoku affondava le radici nelle canzoni popolari del Giappone prebellico. Dopo il 1945, il jazz, il boogie-woogie e altre influenze internazionali continuarono a trasformare la musica del paese. La diffusione della televisione, delle registrazioni stereo e di nuove generazioni di autori professionisti accelerò il cambiamento negli anni Sessanta e Settanta.

Non è mai esistito un unico suono definitivo del kayōkyoku.

L'arte di creare una canzone popolare

Una caratteristica fondamentale del kayōkyoku era la collaborazione tra parolieri, compositori, arrangiatori e interpreti. Una canzone poteva riunire musicisti di esperienze molto diverse, ciascuno contribuendo alla sua identità.

太田裕美 (Hiromi Ohta) ne offrì un esempio memorabile con **「木綿のハンカチーフ」 (Momen no Handkerchief)**, pubblicata nel 1975.

Scritta da 松本隆 (Takashi Matsumoto) e composta da 筒美京平 (Kyōhei Tsutsumi), la canzone segue due innamorati separati dalla distanza. Il testo si sviluppa come uno scambio di lettere, con Ohta che canta entrambe le parti della conversazione. Questa struttura trasforma un tema romantico familiare in un piccolo dramma, nel quale il rapporto cambia a ogni strofa.

Il brano mostra inoltre come il kayōkyoku potesse attraversare categorie consolidate. La musica di Ohta attingeva tanto al Folk quanto al Pop mainstream, e il suo successo contribuì ad avvicinare tradizioni spesso considerate separate.

Un suono in continua evoluzione

Alla fine degli anni Settanta, il kayōkyoku poteva accogliere tanto lo spettacolo più vistoso quanto il racconto intimo.

ピンク・レディー (Pink Lady) portarono una nuova energia nelle classifiche con “UFO”, uscita nel 1977. La produzione vivace e la coreografia accurata resero il brano inseparabile dall'identità visiva del duo. Il disco ottenne un grande successo e vinse il Japan Record Award nel 1978.

Nel decennio seguente, 松田聖子 (Seiko Matsuda) dimostrò che arrangiamenti raffinati e Pop delle idol potevano convivere.

“SWEET MEMORIES”, pubblicata nel 1983, fu scritta da Matsumoto, composta e arrangiata da 大村雅朗 (Masaaki Ōmura). Originariamente lato B di “Garasu no Ringo”, attirò maggiore attenzione grazie a uno spot televisivo.

Il produttore musicale Gota Nishidera ha sottolineato la combinazione di strumenti suonati dal vivo e trame di sintetizzatore nella registrazione. L'arrangiamento misurato e una prospettiva emotiva più matura offrivano un'altra dimensione dell'identità musicale di Matsuda.

Questi dischi appartenevano alla stessa ampia cultura musicale popolare, ma i loro approcci alla scrittura, all'interpretazione e alla produzione erano profondamente diversi.

Quando J-POP entrò nel vocabolario

L'espressione J-POP emerse intorno al lancio della radio J-WAVE di Tokyo, nel 1988.

Inizialmente serviva a identificare le registrazioni giapponesi adatte al palinsesto della stazione, orientato soprattutto verso la musica occidentale. Le testimonianze dell'epoca descrivono una preferenza per arrangiamenti lontani dal kayōkyoku convenzionale.

La distinzione si diffuse progressivamente oltre la stazione radio, associandosi a un'industria musicale giapponese in trasformazione e a una nuova generazione di artisti.

Il kayōkyoku non scomparve dall'oggi al domani. Le sue tradizioni continuarono nella musica delle idol, nel Pop mainstream e nel lavoro di compositori e arrangiatori la cui influenza si spinse ben oltre l'era Shōwa.

Oggi il rinnovato interesse internazionale per le vecchie registrazioni giapponesi offre un'altra occasione per esplorare questa storia. Etichette familiari come City Pop rivelano soltanto una parte di un panorama musicale molto più vasto.

Partite dalla conversazione costruita con cura da Hiromi Ohta, proseguite con lo spettacolo esuberante delle Pink Lady e poi ascoltate l'atmosfera misurata di “SWEET MEMORIES” di Seiko Matsuda. Ogni disco apre una porta diversa sul kayōkyoku.

Genres

Kayōkyoku

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